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No alla sterilizzazione per le persone transessuali dalla Corte europea dei Diritti Umani

transessuali sterilizzazione
transessuali sterilizzazione

No alla sterilizzazione per le persone transessuali. La Corte europea dei Diritti Umani ha stabilito che l’obbligo alla sterilizzazione imposta da alcuni stati europei (tra cui l’Italia) ai transessuali per il cambio di sesso anagrafico è una violazione del diritto fondamentale al rispetto dell’integrità fisica della persona. La sentenza è giunta in merito ad una causa intentata nei confronti della Turchia, sottolineando come le persone transessuali debbano veder garantito il diritto alla realizzazione personale e al rispetto dell’integrità fisica e morale. Maria Grazia Sangalli, presidente della Rete Lenford, ha commentato: «Siamo contenti che la Corte, presieduta dal giudice italiano Riamondi, abbia deciso all’unanimità un principio fondamentale di ogni società civile. La sentenza della Corte europea dei Diritti Umani dà ragione a quanto abbiamo sempre sostenuto nei tribunali italiani e consentirà finalmente di interpretare la legge 164 del 1982, in materia di rettificazione anagrafica del sesso, in modo corretto, ovvero che lo Stato non può pretendere da una persona transessuale, che non lo voglia, di sottoporsi a intervento chirurgo che comporti la sterilizzazione. Anche la Corte costituzionale italiana è stata chiamata dal Tribunale di Trento a pronunciarsi sulla stessa questione. Riteniamo che la sentenza della Corte europea dei Diritti Umani sarà una pietra miliare anche per il nostro giudice delle leggi».

Fonte: Gayburg

Ikea Russia chiude il sito per non violare leggi anti-gay

ikea russia
ikea russia

Il magazine online dell’ Ikea è disponibile in 25 Paesi ma non più in Russia. Il colosso svedese ha fatto sapere di aver deciso di chiuderlo “per non infrangere» la nota legge che vieta la “propaganda gay» sui minori. “Con la nostra attività commerciale -afferma un comunicato- noi osserviamo le leggi dei Paesi in cui operiamo. Quindi, per evitare di violare la legge, abbiamo deciso di fermare la pubblicazione del nostro magazine online in Russia». L’azienda sottolinea anche che quell’atto era necessario perché la loro rivista “mostra differenti aspetti di vita casalinga delle persone, senza distinzioni di età, genere, orientamento sessuale, nazionalità o religione e mette in evidenza
“i valori promossi da Ikea, che includono uguali diritti e opportunità per tutti”. In molti hanno protestato per questa scelta, perché, se Ikea sposa la causa gay, allora dovrebbe farlo fino in fondo: io non sono d’accordo, nient’affatto d’accordo, perché, se Ikea avesse continuato, avrebbe potuto prendersi una multa di milioni e milioni, e, a un certo punto, con la crisi che c’è, molto meglio evitare certe situazioni. Sarà un discorso poco idealista, ne sono consapevole, ma non si può mettere a rischio la vita di un’azienda per questioni facilmente risolvibili (anche perché, diciamocelo, con o senza Ikea, la Russia di Putin avrebbe continuato comunque la sua propaganda contro gli omosessuali).

Dolce e Gabbana su Panorama la famiglia è sfatta.

dolce e gabbana su panorama
dolce e gabbana su panorama

Dolce e Gabbana, storica coppia gay del mondo della moda, ha difeso la famiglia tradizionale con delle dichiarazioni ben precise a Panorama. Gli stilisti hanno parlato di famiglia sostenendo che oltre la religione, la tradizione e la biologia vogliono che una famiglia in quanto tale debba essere composta da una madre e un padre. “Non si vive di cool, fashion e app, questa generazione ha paura di investire sugli affetti”, spiegano i due. No quindi ai cosiddetti “figli della chimica”, no alle tecnologie note come “uteri in affitto”, perché, come rivendica Stefano Gabbana, “la famiglia non è una moda passeggera, ma un senso di appartenenza”. Dolce e Gabbana si sono detti, quindi, contrari alle adozioni per le coppie gay sostenendo che la confusione per un bambino nel distinguere una madre e un padre, nel caso in cui entrambe fossero dello stesso sesso, sarebbe troppa.

dolce e gabbana figli
dolce e gabbana figli

Circola molto tra Twitter e Facebook questa immagine che mette a confronto la copertina odierna di Panorama, che vede Domenico Dolce e Stefano Gabbana dichiararsi a favore della famiglia tradizionale, e quella di Vanity Fair del 2005, quando i due stilisti rivelavano il loro desiderio di essere padri. Da segnalare che nella risposta alla domanda “Volete avere un figlio” di Panorama i due rispondono così: G. Sì, io un figlio lo farei subito. D. Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa.La vita ha un suo percorso naturale,ci sono cose che non vanno modificate.E una di queste è la famiglia.

Matrimonio civile per tutti, la svizzera è pronta

Matrimonio civile per tutti
Matrimonio civile per tutti

La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale svizzero ha deciso di dar seguito all’iniziativa parlamentare dei Verdi liberali denominata “Matrimonio civile per tutti” che prevede l’istituzione di unioni civili rivolti a coppie gay ed eterosessuali. Lo ha fatto con 12 voti favorevoli, 9 contrari ed un astenuto. Dato che la proposta comporterebbe una modifica costituzionale, l’ultima parola spetterà agli elettori anche se due sondaggi realizzati dai domenicali SonntagsBlick e SonntagsZeitung. Nel primo caso il 54% del campione si è espresso a favore dell’introduzione del matrimonio egualitario, nel secondo caso la percentuale sale sino al 71%. In ambo i casi le donne sono risultate le più favorevoli (con il 77% a favore contro il 64% registrato fra gli uomini). Ovviamente le percentuali si abbassano drasticamente dinnanzi ai simpatizzanti del PPD, il partito cattolico che vorrebbe una modifica costituzionale volta a sancire che il matrimonio debba essere un’unione esclusiva fondata sull’unione fra uomo e una donna.

Ivo Widlak niente soggiorno in America perchè bisessuale

ivo widlak
ivo widlak

Ivo Widlak è un giornalista di origine polacca che vive a Chicago dal 2001. Per anni ha condotto un talk show televisivo intitolato “Ivo na zywo” e un programma di informazione trasmesso dall’emittente Channel 34 WJYS. È anche l’amministrazione di alcuni siti di informazione in lingua polacca e presidente del Polish Cultural Institute di Chicago.
Un giorno Ivo ha conosciuto Laura Zabedra: i due si sono innamorati, si sono corteggiati e si sono sposati nel settembre del 2002. Come sempre accade in questi casi, la donna -cittadina statunitense- ha chiesto un permesso di soggiorno permanente per suo marito. Fin qui sembrerebbe tutto normale, se non fosse che i loro guai sono iniziati dall’essere entrambi dichiaratamente bisessuali.
Nel 2009 il Defense of Marriage Act proibiva il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso e l’ufficio immigrazione dedicava notevoli sforzi nel cercare di individuare ed espellere eventuali immigrati gay che avessero sposato una donna pur di non perdere il proprio permesso di soggiorno. Viene facile immaginare che tutto questo non lo riguardasse, dato che lui era sposato con una donna e fra loro c’era un rapporto di amore, ma così non è stato.
Nel 2009 vennero entrambi sottoposti ad interrogatorio perché gli ufficiali lo accusarono di essere gay e di essersi unito in matrimonio solo per ottenere illegalmente una carta verde. Si ipotizza che la denuncia sia partita dal consolato polacco, recentemente al centro di un’indagine giornalistica con cui Ivo li aveva accusati di corruzione. La possibilità di far finire sotto indagine chiunque non fosse espressamente eterosessuale è stato uno dei metodi più usati in quegli anni per ritorsioni e ricatti.
Ed è così che, nonostante l’assenza di prove specifiche, il giornalista è stato riviato a giudizio in attesa che fosse lui a dover dimostrare che il suo matrimonio fosse reale. Il come dimostrarlo non è chiaro, al punto che Ivo si è persino spinto a dirsi pronto a fare sesso con sua moglie dinnanzi al giudice. Ma naturalmente quella è un’opzione che non venne neppure contemplata. Persino l’integrazione introdotta lo scorso settembre dall’amministrazione Obama (la quale sospende gli ordini di espulsione per le coppie gay) non poté essere applicata al suo caso: l’essere bisessuale lo portava a non essere né eterosessuale né gay, e quindi in una posizione non contemplata dalla legge.
L’iter giudiziario ha avuto tempi più consoni alla giustizia italiana che a quella statunitense, al punto che si è dovuto attendere il 20 dicembre 2013 per la prima convocazione. Ma anche quell’udienza saltò all’ultimo minuto e, due settimane più tardi, gli venne comunicato che il tutto era stato rimandato al 5 maggio 2017.
Nel frattempo, privato della sua carta verde, Ivo non può lavorare negli Stati Uniti. È lui stesso a raccontare come molte persone che vivono nella sua situazione si trovano a sbarcare il lunario attraverso lavori in nero, ma nel suo caso la popolarità acquisita dal suo caso lo portarono ad essere escluso anche dal lavoro sommerso per timore di controlli da parte delle autorità.
Tra i costi legali e le spese di soggiorno, prima o poi Ivo teme di ritrovarsi costretto a tornare in Polonia dato che gli Stati Uniti lo stanno mettendo in una condizione in cui non può più basare al suo sostentamento. Si è anche separato dalla moglie Laura perché convinto che l’ansia e la pressione di quella battaglia legale abbiano avuto conseguenze sul suo stato di salute, un motivo per ha iniziato a sentirsi un un peso per lei. Il 26 gennaio 2014 Ivo ha anche tentato di togliersi la vita, fortunatamente senza riuscirci.
Riferendosi all’ufficio immigrazione, commentò: «Questo è tutto. Ho finito. Non importa quello che faccio. Non importa quello che dico. Non importa nulla. Nulla è sufficiente per loro».
Ora ha lanciato una petizione rivolta al Segretario alla Sicurezza Nazionale, Jeh Johnson, e al presidente Barack Obama. La richiesta è semplice: «Per favore, datemi la mia carta verde e permettetemi di vivere la mia vita. In caso contrario, datemi ora il foglio di via, non tra due anni».
Sino ad oggi sono state raccolte 45mila firme, volte a chiedere una presa di posizione che risolva una situazione assurda venutasi a creare per la mancata contemplazione della bisessualità all’interno degli atti pubblici. La petizione è aperta a tutti ed è possibile sottoscriverla dall’apposita pagina.

Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/02/usa-rischia-lespulsione-perche.html#ixzz3SfqhYzGj