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Giorgio Moroder icona gay a 74 anni

Giorgio Moroder icona gay
Giorgio Moroder icona gay

Giorgo Moroder,  senza dubbio personaggio alle origini della musica disco ed ispirazione e autore di tante hit di successo è una icona della musica elettronica divenuto nel tempo punto di riferimento per generazioni di musicisti e interpreti. Ma Giorgio Moroder può anche definirsi una icona gay? Il suo iconico baffo anni 70 ha lanciato ma anche contribuito al mito di nomi leggendari dell’ iconografia gay internazionale come Donna Summer, Blondie, Freddie Mercury, Irene Cara e tanti altri. Il suo ultimo album, prodotto e uscito poco prima dei suoi 74 anni, è una conferma del laccio che lo lega inevitabilmente al panorama gay.  Uscito a distanza di trenta anni dal suo precedente album “Deja vu” è ricco di partecipazioni; da Kylie Minogue a Sia a Britney Spears, Kelis ed altri nomi inequivocabilmente legati al panorama gay. E che dire di “take my breath away” scritta per i Berlin colonna sonora di Top Gun oppure della colonna sonora di “American Gigolò” con Richar Gere o della mitica “What a feeling” traino di Flashdance? Tracce lasciate qua e la nella memoria che uniscono un percorso “gay addicted” musicale ben definito. Lui stesso ha dichiarato di amare le voci femminili della musica pop e con alcune di queste è riuscito ad avere delle collaborazioni artistiche. Un sound elettronico ispirazione per i Daft Punk che gli hanno anche dedicato un disco ma anche ispirazione per una linea di tastiere elettroniche a lui dedicata. Prepariamoci ad altre sorprese. Moroder non si ferma qui.

Questa la tracklist dell’ ultimo album “Deja vu”

01. 4 U With Love
02. Déjà Vu feat. Sia
03. Diamonds feat. Charli XCX
04. Don’t Let Go feat. Mikky Ekko
05. Right Here, Right Now feat. Kylie Minogue
06. Tempted feat. Matthew Koma
07. 74 is the New 24
08. Tom’s Diner feat. Britney Spears (Suzanne Vega cover)
09. Wildstar feat. Foxes
10. Back and Forth feat. Kelis
11. I Do This For You feat. Marlene
12. La Disco

Inno alla diversita con Daniele Ronda e Mimmo Cavallaro

Inno alla diversita Daniele Ronda Mimmo Cavallaro
Inno alla diversita Daniele Ronda Mimmo Cavallaro

Inno alla diversità con Daniele Ronda e Mimmo Cavallaro è da poco uscito su youtube ed in vendita nei principali digital store. Il piacentino Daniele Ronda, interpreta in duetto con il leader dei calabresi TaranProject, Mimmo Cavallaro, questo brano, che permette a due voci autorevoli del panorama World italiano di rompere le barriere culturali tra nord e sud attraverso la musica e il loro dialetto, per fondersi in un unico progetto. Nel videoclip, girato in un tipico borgo italiano e diretto da Massimo Albasi, Daniele Ronda e Mimmo Cavallaro si raccontano ognuno nella propria lingua. Separati inizialmente da un muro, si ritroveranno insieme davanti ad un pianoforte per dare vita ad un dialogo musicale che unisce mondi lontani eppure solo apparentemente diversi. “Il nostro è un paese in movimento, si muove perché popoli diversi che lo distinguono si muovono, si incontrano e si uniscono, e da questa mescolanza na sce una nuova comune identità. La diversità è il motore che muove il processo di arricchimento reciproco”, spiega Ronda.

John Michael Williams musica social virale su youtube

John Michael Williams video
John Michael Williams video

John Michael Williams è un artista americano che vive vicino a Boston e che ha caricato su YouTube il 16 aprile 2013  il video del suo brano ” I Believe In You”. Più di 35.000.000 persone hanno visto il video ossia circa tre volte più delle persone che hanno guardato il clip di una canzone di Justin Bieber caricato nella stessa settimana. A differenza di alcuni dei video più popolari di YouTube , “I believe in you” non ha stelle ed è senza umorismo . Proprio Williams non sa come molte altre persone abbiano trovato la sua clip. “Onestamente , sono rimasto sbalordito “, dice . “Ho inviato il video ai miei contatti , 1.600 persone . Vengo da una grande famiglia e ho mandato a loro , e a loro volta hanno mandato fuori . Non riuscivo a crederci. Williams dice di non aver fatto alcuna commercializzazione o promozione al di là della sua solita rete . Anche se ha dati da YouTube che mostrano il raggiungimento di un vasto pubblico in Asia ed in Europa, sa che il video è stato descritto sul sito del Times of India ma non ha idea di come la sua fama virale sia iniziata. Il messaggio che c’è dietro al video, la depressione e la prevenzione del suicidio, pensa siano il motore di tanta popolarità al punto di sentirsi spinto in una sorta di missione. Da questo è nato il suo ultimo lavoro”Didn’t fit in” per chi si è mai sentito inferiore, vittima di bullismo o criticato per essere diverso. Un must guardare. Con la sua incredibile voce e crudezza emotiva, Williams abbraccia tutti coloro che mai si sono sentiti diversi, odiati o evitati. Scrive ed esegue una canzone così potente che anche i nemici più furiosi possono fermarsi ad ascoltare per un momento e riflettere.

Paolo Tuci “next generation boy”

paolo tuci
paolo tuci

Paolo Tuci è il ragazzo d’oro del panorama lgbt del momento. Il “next generation boy” ossia quella categoria di artisti che in barba ai vecchi costumi e pregiudizi dello spettacolo italiano, vivono felicemente la loro arte e la loro identità con successo dentro e fuori la cultura queer. E’ il ragazzo ideale, quello della porta a canto a cui bussare per lo zucchero mentre magari sta provando il suo ultimo spettacolo di burlesque, anzi BOYLESQUE, un album swing-jazz con 16 brani tratti dai musical di Broadway e del repertorio anni 40′s 50′s che canta dal vivo durante le sue performance. Ha la faccia da sberle che piace tanto alle mamme con figlia/o da maritare anche se Tuci in realtà è fidanzatissimo e “blindato”, quindi giù le mani. Ha una formazione seria (pianoforte e canto), un gran talento ed una coscenza lgbt di cui l’Italia ha tanto bisogno per uscire dal suo torpore. Paolo presenta tutte le tappe del concorso Mister Gay Italia nel 2013 e a riprova che nel panorama gay c’è posto per tutti, incide fra i tanti dell’album “A ’90” alcuni brani iconici come “Boys boys boys” e “Barbie girl” ma con uno stile al di fuori dei clichè che lo rende apprezzabile ovunque e comunque. L’italia è una scarpetta stretta per Paolo Tuci ma ancora nuova e fatta per ballare. E allora, balliamo.

Le forze armate sovietiche si danno al pop

coro armata rossa
coro armata rossa

Le forze armate sovietiche si danno al pop e anche la loro immagine, in tempo di crisi, vacilla. Eravamo abituati a rare apparizioni di virili cori maschili immaginando storie di guerre, di freddo e di sofferenza nei testi dei loro canti ma ultimamente, forse per bisogno di svecchiare l’immagine di una nazione tutt’altro che calda, le cose cambiano. E così si scopre che a Sanremo 2013 con Toto Cutugno a cantare c’era l’armata rossa e idem al concerto di Mosca di Albano. Ma non finisce qui perchè le interpretazioni “proprie” si spingono a veri e propri virtuosismi queer come “Skyfall” di Adele o “Show must go on” dei Queen. A scivolare sulla banana però in questa annata corale di russi è stato il coro della Polizia Russa col brano dei Daft Punk “Get lucky” (nel video).  Sull’orlo del baratro gay questo video a tratti trash, a tratti “Village People style” ci regala tuttavia impeccabili voci ben arrangiate anche nel pop e dalla lodevole pronuncia. Aspettiamo presto il prossimo video. E magari delle coreografie adeguate.