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Si taglia il pisello nel parco per punizione.

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Si taglia il pisello nel parco per punizione. È ricoverato in psichiatria l’uomo di 30 anni, che si è evirato all’alba di domenica 6 aprile nel parco pubblico di via Terreni a Livorno. Non era la prima volta che ci provava. Ma se in almeno un’occasione precedente il tentativo era fallito e i soccorritori erano giunti in tempo per medicare la ferita, stavolta l’esito del gesto è stato raggiunto. Al 118 la chiamata è arrivata quando erano da poco passate le 5.30. Dall’altra parte della cornetta un cittadino di 30 anni che raccontava di essersi evirato, chiedendo l’aiuto dei sanitari. Stando alle prime ricostruzioni, il 30enne si è recato nel piccolo parco di via Terreni, non lontano dell’ospedale di viale Alfieri. Ha acceso un fuoco, forse per sterilizzare la lama. E a quel punto, ha tirato fuori tutto l’occorrente per tagliarsi i genitali: un coltello, ma anche bende e ghiaccio per tamponare l’emorragia. Dopo l’evirazione, l’uomo ha allertato il 118 che ha inviato sul posto un’ambulanza della Misericordia. Ai sanitari che gli hanno chiesto dove fosse finito il membro amputato, l’uomo ha risposto di averlo gettato via, oltre il muro di un condominio. Nonostante le ricerche, non è stato trovato. Quindi più tardi, in ospedale, non è stato possibile reimpiantarlo. Il 30enne è stato subito trasportato in pronto soccorso per ricevere le cure del caso. Ai sanitari ha raccontato che alla base del suo gesto c’è la sua presunta sieropositività, che lo avrebbe portato a decidere di tagliarsi i genitali. L’uomo, infatti, stando sempre al racconto riportato dai soccorritori, riteneva che il suo apparato riproduttivo fosse “colpevole” della sua presunta malattia. Alla richiesta di intervento i soccorritori si sarebbero aspettati di trovare un uomo disperato. Invece il 30enne, nonostante il dolore, è apparso felice e convinto di quello che aveva fatto. L’evirazione, per lui, è stata come una “liberazione”. “Ce l’ho fatta, adesso sono contento”, sono le prime parole che ha rivolto ai volontari della Misericordia. In ospedale il primo intervento, quello più urgente, è tecnicamente riuscito. Ma non sarà l’unico. Ora il 30enne è atteso da un percorso complesso, durante il quale non sono escluse complicazioni come infezioni o insufficienze renali. Il primo problema è stato quello di bloccare una emorragia che sarebbe potuta essere anche fatale. Il passo successivo è stato il posizionamento di un catetere vescicale, per mantenere l’essenziale funzione renale, con l’eliminazione delle urine. Poi comincerà la serie di interventi di ricostruzione, anche in base all’effettivo grado di amputazione. I medici, per ragioni precauzionali, si riservano la prognosi.